Henry Miller, Il sorriso ai piedi della scala

Fernand Léger, immagine da qui

“Ogni sera, truccandosi, Augusto dibatteva dentro di sè il suo problema. Le foche, qualsiasi cosa gli si facesse fare, sempre restavano foche. Il cavallo restava cavallo, la tavola tavola. Invece Augusto, pur rimanendo un uomo, aveva l’obbligo di diventare anche qualcosa di più: investirsi di poteri straordinari, di una genialità irripetibile. Era costretto a far ridere la gente. Non era difficile far piangere; né far ridere, in realtà: da un pezzo l’aveva scoperto, da prima ancora di pensare al circo. Ma Augusto nutriva ambizioni più grandi: avrebbe voluto far dono agli spettatori d’una gioia che potesse non finire mai. Quest’ossessione gli aveva appunto ispirato quell’idea di sedersi ai piedi della scaletta di corda e mimar l’estasi. Per puro caso quel numero aveva finito per prender apparenze di trance: era successo da quando, una volta, s’era scordato cosa doveva fare a un certo punto. Tornato in sé, un po’ sgomento ma anche preoccupatissimo, s’era con stupore accorto che gli spettatori l’applaudivano freneticamente. “

Henry Miller, Il sorriso ai piedi della scala
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8 pensieri su “Henry Miller, Il sorriso ai piedi della scala

  1. non ho mai letto niente, che vergogna. e certo ho esordito con qualcosa di molto eccentrico nella sua produzione. è un raccontino, trovato su una bancarella ieri e letto stamattina in metro.

  2. Sai, Tropico del cancro mi era venuto in mente poco tempo fa, mentre leggevo 50 sfumature di grigio: era comne paragonare un secchione della spazzatura a una spa. 🙂

  3. il tropico del cancro era sullo scaffale dei libri si mio padre, da cui ho attinto tante tante volte da bambina, che mi guardava, in attesa di sembrare meno impegnativo ai miei occhi, poi io ho iniziato a accumulare libri miei e me ne sono dimenticata. chissà se è acnora lì.

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