Intervista a Cevì

Cevì fotografata da Marina Abatista
Cevì è un artista che lavora sulla fragilità e sulla meraviglia con leggerezza pensata. Mi sono accostata porgendole sedioline in cartoncino, innestate nei calcinacci di un muro, perché soprattutto questo ho imparato da lei: ad innestare.
Ed è una sedia sul muro la prima opera che vi mostro. Di seguito, l’intervista, lieve e profonda come i lavori di Cevì.
immagine da qui

Siediti e dicci: Chi sei, che cosa fai?

Ciao 🙂 Sono Cecilia, nella vita faccio Cevì che sta tutta qui www.cevicrea.it

Nel tuo campo professionale le sedie, che c’entrano? Hanno una sfumatura speciale, un significato?
Sono il posto sul quale mi fermo di più, per disegnare, cucire. Quella da lavoro (la prima sedia comprata coi miei soldi anni fa all’ikea e poi disegnata) dovrebbe essere comoda ma non lo è, troppo alta rispetto al tavolo! Con lei ho un rapporto di amore ed odio, su lei mi trasformo in tante cose, da lei parto per mondi altri, a volte però diventa macigno, àncora, capovolgercisi sopra è chiederle di esserlo di meno.

immagine da qui
La sedia ritorna spesso nei miei disegni, può rappresentare un posto dove stare, un invito a fermarsi ad ascoltare come nell’uomoporta di Seminaria 2011.

Su che sedia lavori? è scelta o casuale? influisce su quello che fai?
Ho risposto un pò anche prima… dunque. Mi piace cambiare sedia, mi piace provarne tante diverse perchè quella giusta ancora non l’ho trovata. Quando disegno con la lavagna luminosa ad esempio lo sgabello prende il suo posto perchè mi permette di girarmi in più direzioni senza il limite dello schienale. 

Cevì durante l’ultima edizione di  SEMInARIA sogninterra 2012
Però la soddisfazione di appoggiare la schiena dopo ore curva sui fogli o sui PUPI riporta la sedia al primo posto.

La tua creatività è in piedi/in movimento/svagata oppure seduta/concentrata/raccolta?
La mia creatività è troppo seduta, si intasa facilmente quando si raccoglie troppo, è lì che mi sblocco ed esco, via dalle quattro mura, e inizio a camminare o a macinare kilometri in bicicletta per la città. E’ lì che la meraviglia si mette in moto e la fantasia circola di più.
Ecco perchè dico quasi sempre sì a quello che mi propongono, perchè se mi muovo e mi sposto funziono meglio!

In casa, che sedie hai? E perchè? Hai mai alterato/personalizzato una sedia per gioco?
Vivo in condivisione, non ho ancora una casa mia 🙂 le sedie sono anni 60, appartengono alla casa. In camera mia ho uno sgabello ed una sedia ikea più o meno del 2006.
La sedia è alterata! appena la presi ci disegnai sopra con un pennarello nero, ora non mi piace più la vorrei dipingere tutta di bianco o di verdino o di un grigio colorato molto chiaro. Vorrei farlo più spesso di alterare sedie 🙂 lo penso ma poi mi perdo via e me ne dimentico

Tornando a te. Per immagine, se tu fossi una seduta, saresti una sedia, una poltrona, uno sgabello, un divano o una sdraio…?

Una sedia, prima risposta. Seconda risposta: una sdraio perchè se stai con me guardiamo il cielo.

Ti vedi più la sedia su cui gli altri possono sedere o alla ricerca della sedia su cui sederti?
Entrambe le cose. Come dicevo sono alla ricerca delle sedie su cui sedermi! ma mi sento anche mezzo di ricerca per gli altri-

Nella tua vita hai mai incontrato persone che son state per te una sedia?

Sì!

Ci regali una sedia della tua vita? 


Di ferro bianco con tutti i riccioli e i braccioli (le avrò anch’io quando avrò una casa!), bellissima ma scomoda, ci salivano sempre le formiche, le vedevi subito spiccavano sul bianco, stava (insieme ad altre intorno ad una tavolino) nel giardino della casa della sorella di mia nonna. Ci sedevamo lì d’estate con le mie cugine, all’ombra a far pausa per mangiare il panino col salame dello zio o la torta di mars (la faceva sciogliendo i mars a bagnomaria e aggiungendo riso soffiato, ne andavamo pazze) dopo un pomeriggio di gioco sfrenato 🙂

Cara Cevì, io quella sedia lì – con la sua gemella e un fiore finto, rosso – l’ho appena fotografata. Sta in un posto stupendo, si vede il mare dall’alto. Per ora mettiamoci idealmente lì, con la promessa di trovarci presto due sedie milanesi… Ecco, per te:



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