Intervista a Kiraku Kubota








Oggi vi porto lontano.
Kiraku Kubota, giapponese nato nella prefettura di Aichi, ha un passato da coordinatore di cantieri ed è, dal 2001, un artista a tempo pieno.
Tutto la sua attività artistica ruota intorno al concetto di amore per la natura e rispetto per l’ambiente, con una particolare attenzione ai temi del riciclo, come ben evidente dalle opere pubblicate sul suo blog.
Ma, naturalmente, è il particolarissimo lavoro che lui compie intorno al soggetto “sedia” che mi incuriosisce. Se osservate nella gallery del suo sito professionale, come ho fatto io partendo da un link nella pagina facebook di Vitra, potrete vedere moltissime tavole ispirate a sedie di design. L’effetto è particolarissimo, perché il soggetto ispiratore non è subito intellegibile, ma viene integrato in forme semi-astratte, spesso con elementi naturali o umani. Una tecnica che mi ha ricordato, curiosamente, gli scarabocchi zen di cui spero parleremo presto anche qui.
Ho subito contattato Kiraku, che in pochi giorni mi ha risposto con gentilezza ed entusiasmo. Ancora devo capire chi, tra i due, è il più incredulo riguardo a questo post. Ma il post c’è, l’ho pubblicato, e le bellissime fotografie pure. E’ tutto vero. Measachair è in Giappone. Da non crederci.

Siediti e dicci, chi sei?

Mi chiamo Kiraku Kubota e sono originario della prefettura di Aichi, la zona di origine della Toyota. Nasco come artista nel 2001, sotto l’ispirazione “LOVE & NATURE” che permea tutto il mio lavoro. Anche questo progetto “Chairs” ne è fortemente influenzato.

Ci parli delle sedie nel tuo lavoro? Direi di iniziare dalla sedia sulla quale lavori. Ti immagino solo in una stanza, tutto concentrato… è così?

Sì, hai ragione! Sono sempre solo quando disegno per la serie Chairs. Quando lavoro mi siedo sempre su una sedia Eames bianca e questo è un bene per il mio fondoschiena… Grazie a questa sedia non mi stanco troppo.



Perché hai scelto proprio le sedie come soggetto della tua arte? 
In generale sono attratto dal design e dall’architettura, con uno sguardo internazionale. Tra tutti gli oggetti di design, la sedia mi ha sempre colpito particolarmente. Le sedie riflettono molto chiaramente la visione della vita, la filosofia, il gusto estetico, il carattere e le preferenze di una persona. Noi possiamo immaginare varie sensazioni fisiche o emotive attraverso i materiali e le forme delle sedie. A volte basta il solo gesto di sedersi per farci rilassare e farci diventare felici!
L’uso delle sedie ci permette la convivialità con gli amici e la famiglia, attraverso il semplice gesto di mettersi seduti intorno ad un tavolo. 
Gli esempi di positività apportati dalle sedie nella nostra vita sono moltissimi!
Il gesto di sedersi su un qualche tipo di seduta è universale, nessuno può dirsene esente, noi siamo tutti sempre strettamente associati alle sedie. 
Ecco, queste sono le ragioni per cui io ho scelto le sedie come soggetto della mia arte. 
Quale tecnica usi? 
Nella serie Chairs uso una penna con sistema acrilico. I disegni sono rigorosamente in bianco e nero ora, poiché è il contrasto più forte che esiste, quanto le lettere stampate in un libro. Penso che proverò ad inserire anche il colore, in futuro.
Inizio disegnando una linea a mano libera, lasciandomi guidare dall’energia della Grande Natura. Liberamente!!! Credimi, solo la mia mano e il mio cuore! 


Chi sono i tuoi Maestri?

Il mondo della Natura è mio Maestro! Il mare e le montagne, il cielo e le nuvole, uccelli, insetti, animali in genere, le piante…

Naturalmente anche i grandi uomini della storia mi sono Maestri, ma non solo. Ogni persona può fornire splendidi insegnamenti, credo. Mio padre e mia madre, i miei antenati: anche loro sono Maestri. 
Lo spazio e la terra sono miei Maestri…
Nella serie Chairs traggo molta ispirazione dalle sedie disegnate dai grandi maestri del design. E l’energia di queste forme si fonde con l’energia della natura nel mio segno sulla carta. 
Cosa ci dici delle sedie in casa tua? ci sono pezzi di design o sedie tradizionali? nell’immaginazione di noi italiani i giapponesi sono sempre seduti sul tatami… è una banalità? 
Sto usando sedie provenienti da diversi paesi in casa, pezzi di design provenienti da Francia, Italia, Spagna, Finlandia, Danimarca, Giappone ecc…
La mia casa non è molto grande, quindi uso sedie pratiche e funzionali. 
Silvia, certo, c’è la stanza del tatami in ogni casa giapponese, anche se occidentalizzata e progressivamente sempre più piccola rispetto al volume della casa. 
In ogni caso, tutti i giapponesi ancora amano il tatami, ottimale per la postura del corpo e comodo! Credo che gli occidentali amino la stanza del tatami quanto i giapponesi amano le stanze arredate all’occidentale.  

Se tu fossi una sedia, che tipo di sedia saresti? 

Uh, una domanda difficile! Non posso immaginarmi come una sedia in questo momento, forse potrei essere come una sedia dalla forma indefinita…oppure dalla forma organica, ispirata alla natura…davvero non saprei rispondere. Credo che la risposta stia nella mia creazione della serie Chairs. 

Immaginati nelle relazioni interpersonali. Ti senti una sedia comoda o preferisci essere il soggetto che si siede?

Dipende dalla situazione…anche questa è una domanda davvero difficile.

Qualcuno è mai stato una sedia per te?
Qualcuno!?? Se proprio devo rispondere…mia moglie. Viviamo insieme da più di dieci anni, la sua presenza apporta molta ispirazione e stabilità nella mia vita. Lei è molto “natural” per me. Inoltre… la Natura è la mia sedia meravigliosa e comprende tutto, anche gli esseri umani. Il potere della Natura mi aiuta sempre in vario modo: non potrei immaginare, fare, respirare, sedermi, vivere senza Natura! Un vero miracolo di bellezza, tutti lo sanno!

Ci regali una sedia significativa della tua vita? 
Penso che trascorreremmo giorni prosperi e felici se trovassimo la sedia significativa della nostra vita. La sedia è qualcosa di speciale…
Kikaru è stato generosissimo regalandoci queste bellissime immagini che rendono il nostro blog degno di una prestigiosa testata di design. Grazie infinite!

  

Annunci

4 pensieri su “Intervista a Kiraku Kubota

  1. grazie Jessica! è stato particolare, sicuramente c'è stato molto di “lost in translation”…già le domande sono strane e le ho fatte in inglese (il mio, emm..), lui ha risposto in una lingua che non è la sua… però credo che ci si sia capiti e divertiti, tanto è vero che ogni tanto Kiraku torna a trovarci e ci linka.

  2. Ci ho pensato, dopo averti letta, perchè anche a me succede. Mi sa che in questo tipo di conversazioni, senza il dominio pieno della lingua, si usano altre canali, si riesce alla fine ad andare oltre. Chissà.

  3. io sto imparando che con gli stranieri è più facile, perché si va al sodo. spiegare measachair agli stranieri mi è molto utile, mi chiarisce le idee. ne parlo anche nell'intervista che pubblicherò lunedì. grazie come sempre per la tua attenzione, jessica!

I commenti sono chiusi.