Dialoghi tra amici: il Pellegrino e Isa

Lo sgabello-salamandra del Pellegrino

A San Salvi, tra i molti, c’erano gli amici.
Uno, di lunghissima data, mi dice:

“Io sinceramente non ho capito cosa state facendo, ma mi sembra che gli stiate dando importanza.
La sedia poi è una cosa a me familiare:
quando ero piccolo ricavai una seggiola scavando un lumino da morto con un coltello, senza rompere la cera, la portai a scuola e la maestra rimase colpita. Fu la prima volta che ho ricevuto complimenti da un adulto per qualcosa fatto con le mani…”.

E infatti con le mani il mio amico ci lavora da sempre. E’ un bravo artigiano ed è un camminatore instancabile. Lui sembra quasi che con le sedie non c’entri niente, che da quando ha scoperto il cammino di Santiago ci è già tornato tre volte. Ogni anno, un nuovo percorso. E prima ha attraversato la Corsica da costa a costa, da solo, a piedi. Uno così quando si siede, ti parla per forza del camminare. E quando te ne racconta ti viene voglia di andare. Quando non ne parla gli chiederesti di farlo. Io l’ho ascoltato molte volte e quando assisto a nuovi incontri in cui lui si apre vedo sempre le facce degli amici innamorarsi del cammino. Ed è una meraviglia ogni volta. Perché il Pellegrino, in generale, è uno che tace e osserva. Non taceva però a San Salvi con Isabella, la nostra Isabella fumettara, che gli parlava nell’alfabeto delle sedie. Ho catturato il dialogo, era più o meno così:

Isa: “Vedi, Pellegrino, tu sei una sedia di tela di quelle che si portano, leggere. Che ti apri il seggiolino lungo la strada e ti stai lì, io ti ho immaginato sempre così”.

Pellegrino: “No, un seggiolino no, ma io ho sempre qualcosa, tipo lo stuoino, o qualcosa che ho raccattato nel cammino, per dormire eventualmente fuori”.

Isa: “A me mi fai pensare questo… aspetta, chi era… una delle incarnazioni di Krishna mi pare… o un maestro indù, non mi ricordo… comunque… quando si rese conto che per chiedere la carità non c’era bisogno della ciotola, la ruppe. E io ci trovo un’assonanza con te. Tu non hai bisogno del seggiolino, perché se hai trovato lo stuoino, usi lo stuoino. Se c’é un sasso ti metti lì”.

Pellegrino: “Mmmh sì. Sì, il materiale si trova, a giro. Non è che c’é bisogno di portarsi troppo”.

L’alfabeto delle sedie è un gioco contagioso. Non serve razionalizzare. Si gioca e basta.
Il Pellegrino magari non se ne è reso conto, ma è già da diverso tempo in measachair. Chi è passato a Milano  ha visto questo:

Si chiama  “Iffoco a’i’culo” e l’ha fatto lui, che è un argonista e ha lavorato per anni a saldare cose che devono essere parecchio ben fatte: caldaie per macchine da caffè. Roba che va in giro per il mondo e che se ha un difetto potrebbe scoppiare. Da qualche tempo, non sta più in officina, ma alla progettazione prototipi di una macchina da caffè che rappresenta una delle eccellenze sul mercato. Ma non ha mai smesso di fare cose con le mani.
In questo oggetto c’è tutta la sua anima, che è sul cammino con lo spirito tipico toscano. Inconsapevolmente zen, è ricco di una spiritualità monacale trovata senza cercarla e che lo porta a vivere tutto a velocità ridotta e intensità elevata, come chi scopre il mondo camminando.

Un amore del Pellegrino, da sempre, sono i rettili e gli anfibi. Quando è stagione va come volontario ad aiutare il WWF e presta servizio per aiutare gli attraversamenti dei rospi.
E il suo sgabello per suonare la chitarra non poteva che decorarlo a pelle di ranocchia.

A Milano chi è passato ha visto anche il trojaio del Pellegrino, quello nero e oro. Qui ne vedete un dettaglio, ma sappiate che nell’originale c’è dentro tutto, ma proprio tutto: lo sgabello, la ranocchia, le stelle, il cammino e i silenzi di Lorenzo.

Se il Pellegrino vi ha incuriosito, date un’occhiata al suo canale You Tube. Vi stupirà.

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4 pensieri su “Dialoghi tra amici: il Pellegrino e Isa

  1. Voi e i vostri amici artisti mi proiettate in un mondo che ho sempre sognato, ma da lontano, e siete fantastici! Se al pellegrino piacciono le tattaughe le 'ane e le lucettole, allora potrebbe andare d'accordo con quel micro-sgabello girevole che mi ritrovo per casa!

  2. non lo so se al Pellegrino piacciono i bambini, però ho una serie di foto di lui e giulia su un divano rosso che con camilla abbiamo denominato “gli imperturbabili”. nell'essere zen se la intendevano

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