La sedia centauro di Silvia Torelli

San Salvi è passata, abbiamo smaltito la sbornia e possiamo iniziare a far posto alle sedie raccolte.
Ecco le storie di sedie che ci hanno maggiormente colpito. Una per volta, senza fretta…

Silvia ce l’ha raccontata con grande soddisfazione. Riascoltando la registrazione me la rivedo, lì seduta gongolante con gli occhi che le brillano. Se dopo aver letto la sua “sedia” favorita avete voglia di conoscerla meglio la potete trovare in rete, sul blog Little Precious Thing. Nel reale potreste incontrarla in sala parto, dato che lavora come ostetrica, oppure a giro per il mondo, vista la sua passione per i viaggi. Ama a tal punto gironzolare che lo fa anche come accompagnatrice per Avventure nel mondo. Ha molte passioni, Silvia. I libri, la musica (altra buona scusa per partire). E poi studia chitarra e mi ha parlato di un corso di fotografia. Guarda un po’ cosa trovo tra le sue foto mentre cerco qualcosa per accompagnare il suo racconto. Tò, una sedia!

Ho sbobinato la chiacchierata con Silvia.Ve la riporto di seguito. Mi son resa conto che non è facile rendere “leggibile” una chiacchierata parlata, soprattutto perché dal fiorentino ho dovuto “tradurre” in italiano, che strano! Mi sembra molto buffa, adesso!
“Per me la sedia equivale al mettersi comodi, essere in pace con se stessi, tranquilli e rilassati a pensare. Il che contrasta maledettamente con il mio bisogno fisico di viaggiare, di muovermi, di essere sempre da qualche parte. Ho bisogno di vedere il mondo che scorre. Quindi, alla fine, ho dovuto conciliare queste due esigenze e sono riuscita a trovare una soluzione. E’ successo in modo del tutto casuale. 
Fin da ragazzina avevo il mito delle due ruote, del motorino, della bicicletta… A quattordici anni ho preteso il mio motorino e me l’hanno regalato i miei genitori. Anche il motorino è comunque sedersi su qualcosa che si muove all’aperto, la macchina in fondo è qualcosa che chiude, in realtà, è uno spazio in cui vedi le cose al di là di un vetro, il motorino no, hai l’aria in faccia!
C’é stato un momento – dai quattordici ai sedici anni, credo – in cui il motorino era diventato una parte di me stessa, un’estensione, me lo sarei portato pure in camera da letto! Se non l’ho fatto è stato solo perché non passava dalla porta! Quella è l’età in cui ci si innamora e io mi sono innamorata… delle moto! Moto grosse, comode, moto pesanti, però che comunque andavano. Moto in cui stavi seduta come in poltrona. Quindi non la moto da corsa in cui devi stare distesa, non la moto da strada in cui devi guidare in posizioni strane. Io mi sono innamorata di quel tipo di moto per cui siedi così, tranquillamente, e puoi guardare. E per me è la perfezione. E’ la seduta comoda che ti permette di viaggiare. Veder scorrere il mondo mentre sei tranquillamente seduto. 
Questa moto sono riuscita a comprarla a ventidue anni. La mia prima ovviamente era una Harley Davidson e vabbé, penso che più o meno tutti abbiano visto i film, il mito della leggenda americana, la vita on the road… per me in realtà essere su una Harley Davidson sì, è essere on the road, ma è come essere seduti nel salotto di casa propria. E’ la conciliazione perfetta di quello che desidero di più: la mia poltrona ideale è quella, in cui sono seduta tranquilla, diritta, ma sto viaggiando per il mondo e quella è la mia sedia viaggiante.”

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3 pensieri su “La sedia centauro di Silvia Torelli

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