Compostezza

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Stai composto! gli diceva la mamma quando era bambino.
Poi la compostezza è diventata altro, non solo postura. Il modo di essere padre, ad esempio. Tollerava la musica ad alto volume, perdonava qualche bugia, aveva digerito quello strano modo di vestire. Si capivano guardandosi e con poche parole, la distanza era solo stilistica ma sulle questioni fondamentali si intendevano. Aveva fatto un buon lavoro, non ci sarebbe stata nessuna sorpresa – pensava.
Poi il ragazzo era morto e lui era persino riuscito a sopravvivere. Ora – erano passati anni – era in grado di raccontare e non tremare, solo un leggero balbettio, ma quello era un postumo dell’ictus piuttosto recente. Ogni tanto estraeva un Lp dei Pink Floyd, gli piacevano ancora e li ascoltava in piedi, in quel soggiorno in cui niente era mai stato modificato; l’enorme impianto stereo trovava di nuovo una sua giustificazione d’esistere per qualche minuto, shineonyoucrazydiamond. 
Le emozioni stavano compatte in lui, compatta era l’unione con la moglie, sempre bella, fine. Lei sapeva di quali argomenti parlare, come organizzare le vacanze, quando sorridere. Si sentiva fortunato. 
Al lavoro le competenze della vecchia scuola si facevano ancora valere. Non temeva malumori né baldanze giovanili, il pensiero era lucido e inquadrava subito le questioni, Exel faceva il resto e lui con Exel, modestamente, era un mago. Nonostante l’età.
Un’unica novità riusciva a scalfirgli l’umore pacato: da un po’ di tempo a questa parte i produttori di pc non inserivano più il lettore di floppy disk all’interno della torretta e questo lo mandava in bestia. Lì vedeva concentrata tutta l’ingiustizia del mondo.

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