Intervista a Stefano Misesti

A volte è necessario cercarle proprio bene. Ci sono quasi sempre le sedie nelle sue opere.
Di Stefano Misesti mi viene in mente una definizione: gentile. Sarà la latitudine? sarà la comune passione per le sedie? 
E’ uno dei primi artisti ad aver alimentato il nostro tumblr ed ha un tratto inconfondibile, sia quando disegna fumetti sia quando dipinge. Occidente, oriente, pop, colore, sedie, l’apparente realtà delle nature morte attualizzate e il mondo fantastico di un futuro molto riconoscibile: questi gli elementi delle opere di Stefano Misesti. Ma sentiamolo, che sulle sedie pare proprio ferrato.

1) Siediti e dicci: Chi sei, che cosa fai?

Mi chiamo Stefano Misesti e sono un illustratore, pittore e autore di fumetti. Vivo e lavoro tra Como e Taipei. Proprio a Taiwan trascorro buona parte dell’anno.
Ho un blog, chiamato “Iconoclasta”, dove si possono vedere i miei lavori. Quando mi trovo a Taipei lo tengo aggiornato con appunti, schizzi e fotografie dall’estremo oriente.

2) Nel tuo campo professionale le sedie, che c’entrano? Hanno una sfumatura speciale, un significato?Passo tante ore al giorno davanti al computer oppure a disegnare alla mia scrivania. Quindi ho un rapporto stretto con le sedie. Mi sostengono moralmente e fisicamente durante il mio lavoro e sono le compagne della mia avventura creativa.
Per questo le sedie hanno tutte la mia stima e rispetto. Mi piace la loro forma e sono spesso presenti nei miei quadri. Odio invece gli sgabelli.
Se volete verificare, i dipinti di Stefano si trovano qui, alla label painting. Oh ma veramente, nemmeno uno sgabello, nemmeno per sbaglio! Soprassiedo sull’incolpevole sgabello, selezionare le opere e disseminarle per questo post è un vero piacere.
3) Su che sedia lavori? è scelta o casuale? influisce su quello che fai?Ho tre postazioni di lavoro. A casa lavoro su una vecchia sedia di legno dalla forma semplice. In studio a Milano su una sedia da ufficio, girevole e che si può alzare ed abbassare. Anzi, da un paio d’anni il meccanismo è rotto e l’altezza non si può più cambiare. Però sono affezionato a quella sedia.
A Taiwan invece uso una sedia pieghevole di metallo e plastica, imbottita di gommapiuma. Mi piace usare tipi diversi di sedie nelle diverse postazioni. E’ tutto meno monotono. Comunque la sedia di lavoro non deve essere troppo comoda, altrimenti si corre il rischio di rilassarsi troppo.
4) In casa, che sedie hai? E perché?
In casa, sia a Como che a Taipei, ho delle classiche sedie di legno dalle forme banali. Però non mi piacciono uguali tra di loro, preferiscono che forma e colore siano diversi, anche quando appartengono allo stesso tavolo. Mi piace mischiare elementi differenti e cambiare sedia a secondo dell’umore o dei giorni.

5) tornando a te. Per immagine, se tu fossi una seduta, saresti una sedia, una poltrona, uno sgabello, un divano o una sdraio?
Senz’altro una sedia, perchè mi permette di essere più attivo. Poltrone, divani e sdraio sono molto rilassanti e alla fine mi rendono troppo pigro. Lo sgabello, come ho già detto, lo odio. Senza motivo, ma lo odio. E’ un’antipatia innata.

6) Ti vedi più la sedia su cui gli altri possono sedere o alla ricerca della sedia su cui sederti?Onestamente mi vedo di più alla ricerca di una sedia su cui sedermi. Sono abbastanza pigro e quando posso mi siedo. Però sono disposto a condividere la sedia su cui mi siedo.

7) Nella tua vita hai mai incontrato persone che son state per te una sedia?
No, però ho incontrato sedie che sono state per me come delle persone. Quando ero piccolo e mi piaceva giocare a pallone capitava di non trovare compagni di gioco. Allora usavo delle sedie come giocatori avversari. Qualche volta riuscivo a driblarle e fare gol.
8) Ci regali una sedia della tua vita?
Una piccola sedia pieghevole da campeggio. Quelle facilmente trasportabili in uno zaino. Da ragazzo, nei miei viaggi per l’Europa con l’interail, tra ostelli e campeggi. Davanti al piccolo fornelletto a gas vicino alla tenda, seduto bevendo un caffè e osservando il mare.
9) ci parli un po’ della serie di dipinti che ha le sedie come soggetto?
Mi piace disegnare le sedie con degli oggetti appoggiati sopra. Molti pittori dipingono oggetti sui tavoli, io li dipingo sulle sedie. Servizi da tè, automobili, angurie, telefoni, tutti sulle sedie.
A volte le sedie compaiono da qualche parte sullo sfondo, una presenza non invadente, ma importante.
Danno l’idea di riposo e di comodità. Così gli oggetti possono sedersi e assumere un aspetto più rilassato.
Ad esempio in un mio dipinto ci sono un gruppo di sedie vuote e una sedia occupata da una porta che ha una forma “seduta”: si sta riposando dopo una faticosa giornata passata a tenere chiusa una casa.
Ed eccolo, il dipinto preferito dell’intervistatrice. Che a volte si sente proprio ma proprio così.
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5 pensieri su “Intervista a Stefano Misesti

  1. Wow!!
    E' stato un piacere leggere questa intervista!
    Grazie, ho appena conosciuto un bravissimo artista.
    Adoro le sue opere!!

  2. Pingback: Il richiamo |

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