San Salvi, un racconto impossibile

Ci abbiamo provato a raccontare cos’è successo il 13 maggio a San Salvi, qui e qui. Punti di vista differenti, stupori differenti. Che a rileggere non sembra mai il tutto, ma solo briciole. Eravamo impegnate a chiacchierar di sedie e a fotografarle (pure male), perciò è finita che noi non abbiamo seguito presentazioni, performance o dibattiti, perdendoci quasi tutto di ciò che era ufficialmente in scaletta. In parte lo abbiamo recuperato dai racconti altrui. Ma abbiamo seguito tutta la parte dell’allestimento, dei passaggi dei costumi, degli strumenti, della risoluzione dei problemi tecnici, sentendoci in quell’angusto passaggio anche un poco ingombranti fin quando non abbiamo smesso di guardarci intorno cercando di capire cosa stesse succedendo. Non era capire che era importante, era far succedere. E a me è servito anche smettere di pensare Oddio, son venuti gli amici e non si capisce nemmeno che sta succedendo! Che lo capissero da soli! A quel punto, abbiamo iniziato a godercela. Ho acceso il microfono e iniziato a registrare chi mi parlava di sedie. Silvia è partita a fotografare. Dappertutto, diversità, incontri, dialoghi, spunti, stimoli. Tantissimi, direi troppi, se penso a quanti non siamo riusciti a intercettare. Qualcuno è rimasto seduto col muso, qualcuno si è appropriato di tutte le sedute possibili in grande scioltezza ed autonomia. Chi si era portato la sedia da casa girava col fardello. Più passava il tempo più sedie si aggiungevano, fino alla saturazione e alla conseguente razzìa di chi restava in piedi e voleva star comodo nel pubblico e dunque la conseguente necessità di tener d’occhio la propria e dover dire Scusi, no, questa è occupata. Sentendosi pure egoisti! O intimiditi quando ci hanno occupato la postazione buttandoci una borsa o spaparanzandosi. Poi a sera dopo tante cose, l’annuncio spostate le sedie, fate spazio, si balla! Ed affacciandosi vedere il cerchio delle sedie allargarsi e spostarsi tutte verso le pareti come nelle migliori immagini della memoria. Lo spazio al centro della pista, le sedute intorno per chi si riposa o fa da tappezzeria. Grandioso! Quanta roba, che ricchezza, che bella giornata! Dal corridoio affollato e con qualche incursione a respirare l’aria pulita dalla pioggia nel cortile erboso, ecco qualche tentativo di restituire l’atmosfera. 
Prossimamente, le sedie raccontate.
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2 pensieri su “San Salvi, un racconto impossibile

  1. Sono felice di apprendere che sia stato grandioso… Vista la mia assenza, cercherò di recuperare leggendo i racconti di sedie. Sperando un giorno di riuscire a cogliere altre occasioni.

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