Intervista a Manuel Bongiorni (Musica Per Bambini)

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Seggioline a rapporto di fronte a Manuel Bongiorni, anima del progetto Musica Per Bambini.
Che se fossimo poco originali, se ci affidassimo alle critiche musicali lette in giro qui e là, dovrebbe essere una seduta postmoderna, la Poltrona Proust di Mendini:

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La nostra impressione però è un’altra.
Spieghiamo.
Lo si ascolta, la prima volta, e pare un’esplosione. Sedia che va in mille pezzi.
Lo si riascolta e si colgono gli intarsi musicali, le sovrapposizioni, le citazioni. E viene in mente un artigiano che cesella con metodi e materiali acquisiti dalla tradizione e ricrea qualcosa di unico. Sedia preziosa.
Al terzo giro arrivano i significati e il progetto narrativo. Sedia semplice illuminata da occhio di bue. Teatro, più che semplice musica.
No, questa non è un’esplosione. Qui c’è un controllo da paura e si deve essere bravi per governare tanta abbondanza e farne una forma sensata e pure divertente.

Facciamole scegliere a Manuel le sedie che fanno parte del suo progetto.
Ah. Le sue risposte sono come la sua musica. Meglio che vi sediate se non siete abituati. E aprite i link, anche, altrimenti non capirete proprio niente.

Siediti e dicci: chi sei, che cosa fai?

Elude. Abbiamo già detto che è l’anima di Musicaperbambini, aggiungiamo che nella vita si occupa anche della parte di infotainment legata alle attività del Castello di Gropparello in provincia di Piacenza. Manuel macina Medioevo e si sorbisce bambini dalla mattina alla sera. Uhmm. L’intervistatrice prova a sondare il terreno.

Penso che dei bambini di 7-8 apprezzerebbero molto la tua musica, dico seriamente. Io ne conosco che potrebbero dire “che la storia abbia un bel finale e cioè…tante budella….” (cit.). Tu che riscontri hai? Sì, ai bimbi piace Musica Per Bambini. Del resto hanno gusti raffinati: bevono il latte solo dalle tette.

A parte il lavoro, nella tua vita hai bambini intorno a te? No, la carriera ecclesiale non fa per me.

L’intervistatrice si setta in modalità dadaista. Che ci vuole? Noi di measachair su queste cose ci mettiamo un niente.

Nei tui campi professionale le sedie c’entrano? E io centro loro. In genere… sennò sai che risate!

Hanno una sfumatura speciale, un significato? Sulle seggiole le sfumature son sempre sospette.

Ci sono sedie nelle tue canzoni? Qualche trono ogni tanto.

E che trono. Sentite.

E negli spettacoli? Uh, sì, si divertono molto: ci son sempre più sedie che umani!

Nella fase creativa su che sedia lavori? Una sedia blu colle rotelle.

E’ scelta o casuale? Io ho scelto di averla. E l’ikea di avere 30 euro da me.

Influisce su quello che fai? Di solito no. Anche se all’inizio di “La lucidatruce” c’e’ un assolo di sedia (che cigola) e uno anche in “Pane di pezza” (che striscia).

Ci riveli il tuo metodo di lavoro? Scrivi (melodie e armonie chitarra+voce, nel modo “classico”)? oppure, dato che quello che fai è molto “editato” a computer, le canzoni vengono da spunti, da frammenti che manipoli, metti e togli, fino al risultato finale? E’ un procedimento complesso: ogni suono viene campionato, equalizzato, compresso, poi viene risuonato via midi. Poi assemblato con cura assieme ad altri suoni e al testo che in genere all’inizio è in greco antico, poi tradotto in saami e infine in un italiano aulico del 600.

Poi butto tutto, registro una canzone dalla radio e la spaccio per mia.

L’intervistatrice riprova a fare la seria. Insiste.
Quanto il mezzo (pc) incide sul prodotto finale? Prima che togliessero la provincia dalle targhe, ogni mio mezzo era PC. Tuttora lascio molto alla sua immaginazione.

Ti consideri un geek? sei un esperto di computer o ti limiti ad usarlo per quello che ti può servire? Lo uso per quello che mi serve e anche per rispondere a domande su come uso il computer.

Fai tutto da solo? Sì.

Ma davero davero? No, il mixaggio lo faccio in studio con i fonici. Che a proposito sono i ragazzi dell’Elfo Studio di Agazzano!

Considerato quanto le tue tracce siano straripanti di dettagli, micro-citazioni (sonore), piccolissimi particolari cesellati con cura certosina, quanto tempo dedichi alla singola traccia prima di considerarla “chiusa”? Tantissimo! mi servirebbe più tempo. Ma lo passerei a dire che non ne ho.

Come riesci a mantenere il controllo di tutte queste minuzie senza perdere di vista il “disegno” generale, anzi, spesso piegando la materia sonora alle esigenze “narrative”? Boh… non so se ci riesco, in effetti 🙂 pero’, sì, in genere comanda l’esigenza narrativa. Forse per questo Deinuovianimali è un po’ difficile da digerire…

L’intervistatrice si segna: procurarsi Deinuovianimali. Che su DioControDiavolo si sente preparata, ma sul nuovo lavoro proprio no.

Hai testi di matrice direi letteraria. Che tipo di formazione hai? 3-4-3. L’ho lasciata al bar per quando passa il Chicco, che però ha fuori Ibrahimovic e Paloschi, quindi forse non la consegna…
Umanistica? teatrale? Ah, ma non parlavi di fantacalcio? allora nessuna.

Tornando alle sedie….in casa, che sedie hai? e perchè? Quadrangolari e tutte al pavimento.
Perché sul soffitto non ci stanno.

Per immagine, se tu fossi una seduta, saresti una sedia, una poltrona, uno sgabello, un divano o una sdraio? Vale anche un sellino? sennò uno sgabello… ma sgabello dentro.

Ti vedi più la sedia su cui gli altri possono sedere o alla ricerca della sedia su cui sederti? Spero di non sedermi presto.

Professionalmente mi pare che tu abbia raggiunto uno stile riconoscibilissimo, unico. Intendi smarcarti anche da questo per procedere nella tua ricerca? Se ci riuscirò, sì. Comunque grazie 🙂

Nella tua vita hai mai incontrato persone che son state per te una sedia? No. Al massimo il gatto. Ma non avevo fatto apposta.

Sul gatto l’intervistatrice abbandona il contegno e scoppia a ridere. Una risata fragorosa ma sommessa. E inutile, poiché il Buongiorni non sente – trattasi di intervista via e-mail – ma coloro che sono nell’altra stanza sì e questo, oltre che inutile, può essere anche controproducente.




Ci regali una sedia della tua vita? In uno sketch con il mio amico Diego Parenti in cui lui interpreta un cavaliere di ventura e io un boscaiolo racconto di aver costruito uno sgabello trasparente.
Lui poi prova a sedercisi e batte il culo a terra tra le risate. Visto a cosa servono gli amici? e le seggiole? e il sedere?

E Silvia e Camilla videro che tutto questo era cosa fantasiosa e dunque buona
ed editarono l’intervista così come la leggete.


Per approfondire Musica Per Bambini, qui il link al sito ufficiale.
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7 pensieri su “Intervista a Manuel Bongiorni (Musica Per Bambini)

  1. detto, fatto
    sono cose da non fare al gatto
    (o il gatto ti graffia)
    e dice miiiiiiaaao

    bellissima intervista, bellissima davvero, complimenti (ma io son di parte)

  2. giulia l'ha imparata!

    e soprattutto non lo diciamo che non mi vengono proprio spontanee queste due frasi:

    Scrivi (melodie e armonie chitarra+voce, nel modo “classico”)? oppure, dato che quello che fai è molto “editato” a computer, le canzoni vengono da spunti, da frammenti che manipoli, metti e togli, fino al risultato finale?

    Considerato quanto le tue tracce siano straripanti di dettagli, micro-citazioni (sonore), piccolissimi particolari cesellati con cura certosina, quanto tempo dedichi alla singola traccia prima di considerarla “chiusa”?

  3. ma come? ma non erano i 3?!?!??!?
    io li ho visti a roma e m'hanno fatto scompisciare!!

    aurelianoia

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