Intervista a Isabella Carta

Isabella Carta, l’autrice delle sedie fumettose esposte nel corso del nostro ultimo appuntamento, esprime il lato pop di measachair.

Taciturna, sensibile, ve la facciamo conoscere così, in quanto sedia pure lei: “Io sono una poltrona-letto sfoderabile, nera con colori. Ecco qui si vede un mio travestitismo”.
E’ bello il mondo a fumetti di Isa: “Isabella era il titolo di un fumetto, come direbbe mia mamma, “un pò osè”…diciamo proprio porno! Mi pregio del fatto che la protagonista della serie riceve ancora lettere dai suoi ammiratoi. Almeno stando ad un Fumetto di China di diversi anni fa…”

Siediti e dicci: Chi sei, che cosa fai?
Mi chiamo Isabella Carta e attualmente sto seduta a scrivere al computer…
Per vivere lavoricchio, mi arrangio, sono disoccupata dalla primavera scorsa, settore pulizie. La mia passione è il disegno e l’espressione attraverso le immagini in generale, prediligendo il fumetto.
Questo era il mio lavoro sino ad una decina di anni fa, anno più anno meno, quando ho dovuto interrompere per problemi familiari.
Ho ripreso a disegnare proprio in occasione delle tavole per measachair… non è stato facile all’inizio, anzi, ma ora sto prendendo un bel ritmo, sto proprio ritrovando entusiasmo per una passione che ritenevo accantonata in modo definitivo…

L’Imperatrice

Come sei approdata al fumetto?
Ho disegnato da sempre, sin da bambina e sono stata sempre incentivata a farlo, a leggere fumetti, a vedere film di fantascienza; i cartoni animati, poi, in quantità. In casa era la norma.
Verso l’adolescenza ho scoperto Metal Hurlant, una rivista contenitore francese pubblicata anche da noi, c’era anche Totem che era una sorta di gemella e poi Corto Maltese fu la spinta ulteriore per intraprendere la strada del fumetto.
Le mie prime pagine a fumetti le avevo disegnate molto prima, ma la botta venne da Corto Maltese che pubblicava Un’ Estate Indiana di Pratt e Manara. Fui folgorata. Dopo le medie scelsi la scuola di Figurino -un anno vissuto non benissimo – e Grafica Pubblicitaria. Molti fumettisti furono anche grafici, ma io ignoravo COME si approdasse davvero a realizzar fumetti e rimasi a lungo in una sorta di limbo, senza terminare i corsi. Poi incontrai un professore di liceo artistico che aveva organizzato un corso di arti figurative. Il Prof. Bugatti mi fu molto utile sia per migliorare in assoluto il mio disegno, la mia tecnica, sia per capire COME arrivare a far fumetti professionalmente. Fu un esperienza di vita importante, seppur giunta in ritardo perché ricordo di aver dovuto scalfire come un guscio che mi ero formata.
La mia prima pubblicazione la devo a Marco Innocenti, che all’epoca pubblicava un fumetto autoprodotto, una serie chiamata Lenin. Nulla di politico, una storia futuristica.
Poi contattai Manfredi Toraldo, che all’epoca curava 2700, un fumetto seriale di genere fantasy e di formato bonelliano, che era riuscito ad approdare addirittura in edicola! Mi affidò una sceneggiatura-test che lo soddisfò moltissimo ma purtroppo non potei lavorare a 2700 perché chiuse per problemi vari.
Continuai però a disegnare per Manfredi nel progetto Arcana Mater, di cui disegnai il numero 4 “Canzone per foglie morte”. Poi accadde la realtà, basta storie. La morte di mia madre mi rese necessario intraprendere altre strade e mi allontanò dal fumetto.

Spiaggia

Nel tuo campo professionale le sedie, che c’entrano? Hanno una sfumatura speciale, un significato?
Dipende da QUALE campo professionale… Normalmente le metto sul tavolo prima di spazzare e passare il cencio, a volte le pulisco.
Nel fumetto…a volte ne ho disegnate a volte mi ci son seduta…direi che son servite allo scopo in entrambe i casi.

L’Illuminata

E le sedie che hai disegnato per measachair? come sono arrivati gli spunti? 
Una parte delle sedie mi è venuta spontaneamente, tipo “Solitudine”, la sedia bianca su fondo nero.

Solitudine

Un pò ho visto ciò che era stato fatto prima da voi ragazze e ho anche giocato molto di fanasia, come con L’Illuminata o The Last standing Chair e per lo più ho giocato con l’estetica ed il disegno.
La Rustega, anch’essa è affiorata nella fantasia ma partendo da un qualche vissuto – un po’ di montagna mi scorre nelle vene.

La Rustega

Poi ho utilizzato la mia raccolta di libri sull’arte e sul design, ad esempio “Filosofia dell’arredamento” di Praz e un libro di design industriale della Taschen: ultissimi! Da lì ad esempio son venute La Ballerina e La Posseduta.

La Ballerina

Come si potrà notare in La Mannara e Jackill and Hide, ho una passione per l’Horror…

La Mannara e Jackill and Hide

Il resto è intuizione, come la la Sedia bianca sulla spiaggia oppure La Squala, come pure La Naufraga

The last standing

La naufraga

La Sedia musicale è venuta un po’ da una fantasia su popoli misteriosi e lontani, mentre la sedia Marat viene da una illustrazione del libro di Praz, che tra l’altro non ha nulla a che fare con Marat, ma il dipinto l’avevo ben in testa.

Marat

La Sedia dall’altro spazio mi è venuta su suggerimento di Camilla che aveva visto questa sedia in metallo, squadrata, molto pesante nel libro della Taschen, “sembra uno di quei robottoni…”. Buffo come a me siano venute in mente le copertine dei fumetti pulp anni ’40/’50 e quelle locandine dei films di fanatscienza con quei colori accesissimi, poi con un paio di dettagli ho ricordato anche i robottoni, sai Goldrake e compagnia…

Avrò certo dimenticato qualche tavola, per measachair ho lavorato molto in fretta e anche in trance, in certi casi…

Su che sedia disegni? è scelta o casuale? influisce su quello che fai?
Ora come ora sono su di una pieghevole dell’Ikea…non so, è comoda e per ora va bene.

In casa, che sedie hai? E perché?
In casa mia non ci son sedie particolari, ci son quelle di cucina che son sopravvissute e sciupate, una poi dovrebbe esser reimpagliata. In camera mia c’è l’ultima che fu del vecchio tinello, è grossa ma non troppo, un po’ anonima, è rimasta perchè mi fa comodo così squadrata…Tempo fa credo di aver buttato via l’ultima in formica e metallo che era del vecchio set della casa che abitavamo quando avevo 4 anni, un po’ mi manca perché era tipica dei sessanta. E poi le poltroncine della camera dei miei, in stoffa rosa e gambe nere, ci dormiva la mia gatta e me le son ricordate solo pochi giorni fa, quando son salita a Milano.

Tornando a te. Per immagine, se tu fossi una seduta, saresti una sedia, una poltrona, uno sgabello, un divano o una sdraio?
Non lo so. Ma facendo appello al mio raziocinio direi una poltrona letto.

Ti vedi più la sedia su cui gli altri possono sedere o alla ricerca della sedia su cui sederti?
Sono alla ricerca della sedia, credo… Come Diogene con l’uomo, io cerco la sedia col lumicino… ma non so dire se l’ho trovata… e manco c’è riuscito Diogene ch’io sappia…

Nella tua vita hai mai incontrato persone che son state per te una sedia?
A lungo ho pensato di no… ma alla fine sì, ne ho trovate, perse e ritrovate…

La squala

Ci regali una sedia della tua vita? Una del passato o una del futuro…
Ti regalo uno sgabello. Era lo Scagnel, lo chiamo col dialetto giusto per distinguerlo, mia mamma era Trentina e quando andavo dalla mia nonna si parlava dialetto. Lo sgabello che aveva mia nonna in cucina era robusto, verniciato di bianco con una fessura semianatomica in mezzo alla seduta per infilarci la mano.
Io me lo ricordo grande come una sedia senza schienale ed era uno dei giochi che avevo a disposizione, lo ribaltavo e diventava un set per una qualche avventura con i miei pupazzetti, inclusi quelli del presepio, oppure messo di fianco diventava un mezzo di trasporto, per lo più astronavi verso l’infinito ed oltre…

Per quanto riguarda le sedie del futuro… forse vedrai qualcosa a San Salvi. Sassspeeensssssss!!!!


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