Intervista a Andrea La Rovere

Andrea La Rovere ama la velocità, anche se non si direbbe vedendolo rilassato su questa panchina.

La ama a tal punto da dipingerla e da essersi specializzato in motoring art, un particolare genere pittorico molto popolare all’estero, soprattutto in Gran Bretagna. 
Ad Andrea piacciono soprattutto i soggetti storici, che riproduce fedelmente e con grande attenzione.

Sì, ci vuole concentrazione. 

Certo, bisogna stare comodi… magari con una ciambella nella mano libera…
1) Siediti e dicci: Chi sei, che cosa fai? 
Sono Andrea, e sono un pittore per passione, e un lavoratore, per necessità.

Come pittore mi dedico principalmente alla motoring art, ma non solo. La motoring art è un particolare genere di pittura che mette al centro l’automobile; Camilla, con un’azzeccata definizione, ha chiamato i miei quadri “motori a olio”. Anche se uso gli acrilici.


2) Nel tuo campo professionale le sedie, che c’entrano? Hanno una sfumatura speciale, un significato?
Nel campo del lavoro, la mia sedia è un sedile, visto che svolgo un’attività per cui devo guidare a lungo. Nell’arte, la sedia è importante. Accompagna il momento della creazione; sostiene, nel vero senso della parola, nelle ore spese a pensare davanti al foglio bianco e in quelle febbrili in cui la visione prende vita sulla tela.

3) Su che sedia lavori? E’ scelta o casuale? Influisce su quello che fai?
Lavoro su una normalissima sedia da ufficio. Però la sua storia è particolare, visto che l’ho trovata e salvata dalla discarica. Dopo una vita in qualche ufficio, l’ho sistemata e le ho dato una seconda vita più artistica. Mi sembra si trovi bene con me.

4) In casa, che sedie hai? E perché?
A parte la “trovatella”, niente di particolare, vecchie sedie che mi accompagnano da quand’ero piccolo.

5) Tornando a te. Per immagine, se tu fossi una seduta, saresti una sedia, una poltrona, uno sgabello, un divano o una sdraio?
Be’, ho sempre pensato che la sedia fosse il luogo del pensiero, della creazione, ma che può anche invitare alla conversazione, allo scambio di esperienze. Non ci avevo mai pensato, ma ho sempre cercato di essere una sedia, credo.

6) Ti vedi più la sedia su cui gli altri possono sedere o alla ricerca della sedia su cui sederti?
Mi capita spesso di essere una sedia per gli altri; a volte quasi un lettino da psicanalisi, addirittura, forse perché amo ascoltare. La mia sedia, invece, la sto ancora cercando, ma non so se si tratti di una ricerca che avrà fine.

7) Nella tua vita hai mai incontrato persone che son state per te una sedia?
Se prendiamo per buona la definizione di prima, e vediamo la sedia come luogo di riflessione e creazione, possiamo considerare “sedie” quelle persone che ti arricchiscono, che ti aprono la mente. Fortunatamente ne ho incontrate alcune, e sono le presenze per cui vale la pena continuare a cercare.

8) Ci regali una sedia della tua vita?
E qui Andrea ci stupisce davvero.

Non sapendo che pesci pigliare come risposta, ho pensato di fare quello che mi riesce meglio: disegnare.
Sono io con la mia sedia trovatella e non solo.

E non è tutto, i pennelli non gli bastano, sa anche scrivere! leggete e il suo racconto Insonnia per il Premio Zucca e guardate il suo blog

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3 pensieri su “Intervista a Andrea La Rovere

  1. Ora capisco perchè è così difficile vederti anche solo per un caffè sei diventato un V.I.P. 😉
    Scherzi a parte, le tue risposte non sono mai scontate e rivelano quanto sei speciale in tutto quello che fai e che dici.
    Ti auguro di realizzare tutti i tuoi sogni e spero che ti ricorderai sempre della tua Cretina anche quando sarai preso dai tuoi mille impegni.
    Con affetto Antonella ('82)

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