Chille de la poltrona.

Stima, questa te la racconto come meglio posso, ma già so che non sarò brava abbastanza. Se la cosa si fa lunga come temo, abbi pazienza e dammi il tempo necessario, ok? Che oltretutto, ho da dirti una cosa che non so proprio come dirtela. Vado per gradi, eh?
Ti ricordi quando ti mandai la foto qua sopra? Questa foto è un altro semino, non c’era ancora niente e già parlavamo a sedie. Era ancora estate? O forse era fine stagione?
Adesso è primavera e ripescarla mi pare appropriato assai. Ma passiamo ai fatti.
Ieri sono passata a salutare due amici. Si chiamano Claudio Ascoli e Sissi Abbondanza ma sono più conosciuti come Chille de la Balanza. La foto sopra la scattai nei loro spazi, che hanno su di me un fascino enorme. Su di loro, te lo dico, ci sarebbe da scrivere un libro. Anzi, uno già c’è e l’ha scritto Costanza Lanzara. Si chiama “Teatro, comunque”. In soldoni, racconta la loro esperienza di attori prima a Napoli poi a Firenze. Ma se sapessi in quei soldoni quanta ricchezza… La loro sede è in un padiglione dell’ex ospedale psichiatrico Vincenzo Chiarugi. Se lo dici così secondo me a Firenze non capisce nessuno. Ma se dici San Salvi è subito chiaro, sono i tetti rossi! Che qua, finire ai tetti rossi, vuol dire qualcosa che non cambierà più. Perché chi entrava, non usciva più. Loro per fortuna non solo escono, ma portan dentro a quella che è la seconda area verde della città un sacco di gente! Principalmente Claudio li porta a passeggio, spesso di notte, e racconta la storia del luogo. In principio c’era modo di portare i visitatori sui camminatoi, poi con le ristrutturazioni la passeggiata si è trasformata e si passeggia un poco meno, adesso in quell’esperienza che io consiglio a tutti, c’entrano pure delle sedie. Son sedie da spettatori, ma sono poi anche sedie scomode, di contenzione; di quelle te ne parlerò poi, un’altra volta, se mi riesce. O magari chi lo sa, te ne parlerà lui. Che come racconta lui…. Ma qui se non la finisco di raccontarteli, non arrivo mai al dunque. Forse è meglio se taglio corto sull’introduzione? Tanto io avrò modo di riparlartene e poi posso permettermi di rimandare le presentazioni, poi ti spiego perché. Insomma. Vado a trovarli. Immaginati un lungo corridoio, molte porte. Lo studio di Claudio, lo studio di Sissi, il bar, altre cose, tutte in fila. Ecco, praticamente se stai lì per un po’ sembra un film. Li vedi che passano, entrano in una porta, escono, parlano, cantano, scherzano, sventolano fogli, giocano con le parole e tu non te ne accorgi ma stanno facendo cose serissime, lavorano, creano, coivolgono. Pensi di guardare le comiche ma davanti ai tuoi occhi si stanno generando scintille, si svolgono parti, accadono nascite. E poi arrivano i ragazzi del corso di teatro, bellissimi. Si prende un caffè vero, si possono rubare con gli occhi enormi quantità di dettagli. Sapessi quante sedie, quanti sgabelli. C’è pure un sofà rosso e una panchina, rossa anche lei! Eppure a pensarci bene, seduti non li vedo quasi mai. Vanno veloci! Nel turbine, ho notato delle sedie. Ho scattato una foto, ho ottenuto qualche informazione interessante. Potevo darti due indizi così e bon? Senti Stima, te lo confesso. Non mi bastavano, sono tornata e ho chiesto ancora, con tanto di registratorino per non perdere i dettagli… Appena ho tempo, facciamo così, io ti regalo una storia di sedie come piacciono a te e poi ti dico una cosa che non so da che parte cominciare, ok?

Annunci

2 pensieri su “Chille de la poltrona.

I commenti sono chiusi.