Riuso? Yes we can!

Ci hanno chiesto in che senso measachair si occupa anche di riuso
Eravamo prese da mille faccende ma ci siamo sedute e ne abbiamo parlato. Measachair è articolato, è fatto di artigianatoparoleincontri dialoghi tra noi. Tanta roba che tende a divergere, a schizzare verso l’esterno e mescolarsi con quello con cui viene a contatto. Perciò i centri di attenzione si spostano e i punti di vista spesso cambiano prospettiva. Ci capita di partire da un punto, girarci intorno nei due sensi e ritrovarci l’una nel posto dell’altra. Ma portandoci dietro due bagagli così diversi, le cose raccontate cambiano parecchio! Noi stesse abbiamo visioni differenti: chi ci segue nel blog e negli appuntamenti assiste in parte all’evolversi di tutto questo. Il resto accade sull’asse Milano-Firenze, in genere molto tardi la sera.
Sì, measachair si occupa anche di riuso ma non avevamo ancora avuto il tempo di parlarne qui. Ce ne occupiamo per ora in due modi.
Le tavole de Ladoratrice sono spesso ricavate da oggetti inutilizzabili smembrati, assi, compensato, tutto quello che le capita a tiro. Vanno viste, una fotografia non rende il senso di quelli che lei chiama “troiai”: sedie, parole, materiali preziosi che si incrostano su superfici povere. Ma questo è un altro post. 
Poi c’è il recupero e la personalizzazione delle sedie vere e proprie.
Se ne parlava, dunque, e Ladoratrice ha pescato dal nulla questa sedia che ha in camera sua. Me l’ha mandata via mail e mi ha spiegato:
“Questa sedia me la sono ritrovata. Una sedia di quelle
anonime, legno. Mi misi con pazienza e cercai di darle un tono. Foglia
d’alluminio, a missione, quindi una doratura povera in fin dei conti. Con gli anni ha preso sapore, 
si è consumata nei punti d’usura e la seduta ha perso tono, forse servirebbe una nuova 
imbottitura… Se ne sta lì, vecchiotta, come quelle nonne che hanno
tanti nipoti e camminano con il bacino allargato e generoso.”
Notare la qualità della lingua anche nelle e-mail, se è ispirata. Ladoratrice è sempre stata measachair dentro, proprio. Impressionante. 
Io pure, ogni sedia mi scatena ricordi o associazioni. 
Ogni volta che penso a quel modello di sedia, per esempio, penso a casa dei miei. Lì non si recupera, si restaura. 
Tra recupero e restauro ci passa tutto un mondo. 
Il restauro rispetta il passato, cura con amore, ripristina l’ordine.
Il recupero osa, stravolge e talvolta sberleffa. Ma c’è sempre l’amore di mezzo, perché nelle intenzioni c’è anche in questo caso un prolungare la storia dell’oggetto, dirottandola su un altro binario magari. Sempre amore, un po’ più ironico questo.  
Crescendo non sono diventata restauratrice per consapevole scelta. 
Sberleffatrice con affetto, invece, lo divento ogni giorno di più, tanto che quel modello di sedia lo vorrei vedere inselvatichirsi, proprio così:

immagine da qui

In ogni caso, per non sbagliare, ho scelto sedie molto diverse per casa mia. Tra le tante, queste:

Sono di plastica, sì, e non saranno facili da reinterpretare una volta rovinate. Mentre aspetto che mi venga un’idea, cerco di abituarle all’ambiente selvaggio…

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