Intervista a Roberto Oliva

il ritratto di famiglia

Roberto è l’autore di questa foto, già pubblicata qui su measachair e che ci è stata ispiratrice di un breve racconto.
Con lui funziona così: ci si incontra nel non-luogo della rete, si trova una panchina libera, ci allunga qualche scatto a tema, due chiacchiere di cortesia e ci si saluta.

Un meccanismo collaudato da tempo. Le storie, le parole, sono tutte nelle immagini, non occorrono troppi commenti. Dettagli, oggetti, astrazioni: Roberto chiede al pubblico di immaginare.
Significativo è questo filmato, trovato in rete, su una mostra fotografica organizzata nel 2011:

1) Siediti e dicci: Chi sei, che cosa fai?
Roberto Alfredo Oliva. Ho svolto in questi anni la professione di Aiuto cuoco, ma sto cercando di smettere! Vorrei essere un fotografo. Ci sto provando con entusiasmo e grandi soddisfazioni.

2) Nel tuo campo professionale le sedie, che c’entrano? Hanno una sfumatura speciale, un significato?
Sicuramente le sedie sono oggetti importanti . Blogger di talento dedicano loro spesso molto interesse e progetti creativi di prim’ordine.


Simpatico questo Roberto. E intenditore, pure…

Una sedia, così come ogni oggetto che entra in rapporto con il corpo, può avere la funzione di determinare un certo messaggio visivo, modificarlo, alterarlo surrettiziamente. Il 99 per cento delle volte la fotografia ricrea una realtà o perlomeno la interpreta molto personalmente con gli occhi di chi la scatta e la comprende.
Più in generale la sedia è sedersi, fermarsi, vivere un ambiente univoco che non scorre e non si muove.

3) Su che sedia lavori? è scelta o casuale? influisce su quello che fai?
Lavoro un po’ dove capita. Le foto si fanno soprattutto con i piedi . A casa rivedo il materiale seduto su una sedia da ufficio vecchiotta e comoda, rivestita in finta pelle e con i montanti in metallo.

4) In casa, che sedie hai? E perché?
Le sedie del salotto insieme agli altri mobili arrivano dalla bisnonna. Hanno un centinaio d’anni, credo siano provenienti da Trieste. In camera ho due Thonet con la seduta in legno, coperte da un’indecente mano di flating. Sono una delle ultime cose da sverniciare. Mia nonna negli anni 70 ha verniciato tutto il verniciabile… Prima della fine del 2012 credo ce la farò. Su quella vicino alla finestra ci sono un ficus panax ginseng, una piantina di caffè e un cavalino a dondolo. Le sedie della cucina sono moderne, quadrate e solide, legno chiaro, impagliatura, cuscini sopra.

5) Tornando a te. Per immagine, se tu fossi una seduta, saresti una sedia, una poltrona, uno sgabello, un divano o una sdraio?
Credo una sedia contemporanea, lineare e molto, molto minimalista. Avete presente alcune cose della Kartell…?

Come no. Quelle che fanno indignare Ladoratrice! E che piacciono a SDD.

6) Ti vedi più la sedia su cui gli altri possono sedere o alla ricerca della sedia su cui sederti?
Credo che dovremmo alternare le due condizioni. L’amore è dare ma anche avere. L’uno senza l’altro sono solo disagio.

7) Nella tua vita hai mai incontrato persone che son state per te una sedia?
Certo, per fortuna sono molte le persone che mi hanno aiutato e hanno condiviso con me parte delle loro vite, molti dei loro interessi, il loro tempo, il loro modo di essere soli.

8) Ci regali una sedia della tua vita?
Certo, ma solo una, almeno per oggi. Il resto dovrete immaginarlo.
Eccola!

Una fotografia scattata nel cortile di una scuola abbandonata – ci racconterà poi Roberto – confermando l’alone di mistero che lo circonda.

Non ci resta che andare a scovarlo! Esporrà a breve tre scatti alla rassegna Liberi Tutti, organizzata dall’associazione Officine creative di Pietra Ligure dal 27 al 29 Aprile, e sempre dal 29 Aprile terrà una personale all’Overpass di Loano intitolata “Polveri Sottili”.

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