Pausa

foto di A.Vadasz

Sono assente in questi giorni, Stima. Ma non ti lascio mica a casa. Ho sempre questa connessione che va e viene, le tacche del wifi che salgono e scendono mi fanno sentire dentro o fuori mentre in realtà sono in giro, con strane beghe, organizzazione, logistica e emozioni. Son giorni pieni di novità. Le poltroncine rosse di un teatro deserto da passeggiarci in mezzo per ascoltare i suoni. E poi quelle stesse poltroncine occupate da tanti spettatori viste dal palco. E prima, oh, prima tante cose ancora. Le prove costumi, in mezzo a organza parrucche e piume, con ingombranti gonnellone che costringono in piedi o tuttalpiù a cavalcare uno sgabello, che prima c’è e poi Glup! viene inghiottito sotto alla crinolina. Io con le mele per terra guardo, ascolto. Ma anche dalle tue parti si chiamano mele o dovrei dire chiappe? E poi gli sgabelli a trespolo dei tecnici in regia. Le sedie dei camerini, coperte di biancheria e body color carne, che mi fan pensare a sedie nude. Le sedie dei bar per appoggiarsi il tempo di un toast o di un caffè. Mi sento come se stessi saltando da una seduta all’altra ma nessuna di queste regala riposo. È tutto un fremere, uno stare all’erta. Ti sto trascurando, Stima, ma tutte queste sedie nuove meritano attenzione. E quasi quasi sarebbe il caso che io mi riposassi un poco, mi sedessi davvero. Non ti arrabbi, vero?

Strano modo di trascurarmi, il tuo. Che io il culone (niente mele, qui) ce l’ho su una sedia da ufficio di quelle agili, con le rotelle pronte a scattare e a correre. E tu, e chi legge e chi dialoga con noi, di motivi per scattare me ne date a milioni. Ultimamente ho rotelle che viaggiano in mondi che non conosco o che ho solo immaginato da fuori e ora sono qui, defilata q.b. per sentirmi sempre io (sono io la mia sedia!) ma dentro per capire e fare domande. 
Ho scoperto che le nostre domande strambe sulle sedie provocano reazioni strane. C’è chi si straluna. Chi fa il serio. Chi  si libera di qualche peso. Chi si fa una risata. Chi ricorda. Chi si disegna una sedia ideale. Finisce che stando seduti anche per poco vicini ci si conosce un po’ e nascono idee nuove, terreni comuni. Sono scintille di comunicazione, anche brevi e certamente tutte da verificare, e per me hanno un grande valore. Ecco, ora direi di togliere le rotelle per un po’ e lasciar sedimentare, occorre tenere saldo il filo logico di tutto questo, sia pure un filo sopra le righe, e per farlo occorrono energie. Scelgo una sedia da esterno, sì va bene anche di paglia, ho i miei soliti jeans, niente collant da compromettere. Guarda, le viole. Sai che ti dico? mi sdraio un po’ al sole.
A te e ai nostri lettori, a presto!

Foto di Roberto Oliva, da qui


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2 pensieri su “Pausa

  1. anche io sono in pausa…dentro, pur continuando a spostarmi molto…fuori.Per non sentirsi sole, basta poco: una sedia amica.

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